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Bistum Chur

Omelia dal Vescovo Vitus in occasione della visita pastorale a Zurigo (Missione Cattolica Don Bosco), Domenica 21 febbraio 2016.

Fratelli e sorelle in Cristo,
la seconda Domenica di Quaresima è caratterizzata dal Vangelo della Trasfigurazione del Signore. Gesù appare agli occhi dei tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni nella sua gloria divina. Rivela in questo modo la sua divinità. È il Figlio del Padre celeste (Lc 9,35). Il Padre celeste manifesta e conferma che lui è il Figlio eletto. Devono ascoltarlo. Indican-dolo come Figlio eletto, il Padre pone all’attenzione dei discepoli che Gesù è colui che porta la salvezza e che Lui – e soltanto Lui – è destinato (eletto) a questo e che non devono cercare la salvezza altrove. Ma vi è ancora qualcos’altro. Gesù, con la Trasfigurazione, rivela anche il suo futuro, cioè la sua glorificazione nella resurrezione, la glorificazione della sua natura umana. Attual-mente gli discepoli sperimentano Gesù come uomo: debole, in balía della sofferenza e della misèria. Il Suo essere divino è nascosto. La trasfigurazione lascia ora splendere la sua umanità, la sua forma umana nella luce divina, in quella luce di cui Lui, o meglio, il suo corpo terreno, sarà irradiato nel giorno della resurrezione. I suoi discepoli possono vedere già ora questa gloria.
Quale sarà stata l’intenzione del Signore con la Trasfigurazione? L’intenzione risulta dal colloquio del Signore con Mosè ed Elia. Nel testo leggiamo infatti: „Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia“ (Lc 9,30). L’evangelista continua poi: „Apparsi nella gloria… parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme“ (Lc 9,31). Parlare dell’esodo significa parlare della sofferenza, della morte, ma anche della Risurrezione. Con la Trasfigurazione Gesù sembra voler confortare i suoi discepoli. Aveva già parlato loro della sua passione, della sua sofferenza, del suo morire. I discepoli avevano avuto grandi difficoltà ad accettare questo. Per loro, infatti, una tale fine della vita del loro Maestro significava una sconfitta. La trasfigurazione porta oltre questi avvenimenti dolorosi e rivela ciò che accadrà in seguito. Questo dà forza ai discepoli. Soprattutto, si ricorderanno più avanti di questo episodio e potranno crescere in una più profonda comprensione della persona di Gesù e del suo operato per arrivare ad una fede matura, perfetta e per poter trasmettere una fede matura, perfetta.
Questa fede matura, perfetta dei discepoli si sviluppa e si evolve da quella fede che ebbe il suo inizio con il Padre della fede, Abramo. E con questo siamo arrivati a quella persona che ci collega fino ad oggi in modo particolare al popolo ebraico, cosicché possiamo dire con S. Paolo, che gli Israeliti sono i nostri fratelli (cfr. Rm 9,3). Questo significa che dobbiamo anche trattarli come nostri fratelli. È questo anche il senso del Dies judaicas di oggi, di questa domenica, durante la quale preghiamo in particolar modo per il popolo ebraico.
La lettura dal libro della Genesi contiene la grande promessa di Dio ad Abramo: „Lo condusse fuori e gli disse: guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle. E soggiunse: tale sarà la tua discendenza“. A questa promessa, Abramo rispose con la fede. Pur non avendo ancora figli e non potendosi immaginare come questa promessa potesse realizzarsi, accolse con fede la Parola di Dio: „Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia“ (Gn 15,6). In questo modo Abramo diviene il Padre della fede. Ci dà l’esempio della fede. Lui segue la via della fede. Anche se in quel momento non sa come Dio possa adempiere la sua promessa, lui ha fede.
La vita anche per noi spesso è oscura. È piena di enigmi, e così spesso ci domandiamo se Dio si prenda davvero cura di noi, se tutto andrà davvero a buon fine, se la gloria di Dio, la sua potenza trasfigurante sarà rivelata anche a noi, se si realizzerà ciò che dice S. Paolo nella lettura di oggi: „La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose“ (Fil 3,20-21).
Se ci dovessero assalire dubbi, vogliamo seguire l’esempio di Abramo: „Egli credette al Signore“ (Gn 15,6). Lui credette a Dio! Seguendo il suo esempio, vogliamo anche noi proseguire con fede il nostro cammino e ricordarci continuamente delle parole del Vangelo: „Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!“ Amen.