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Bistum Chur

Omelia di S.E. Mons. Vitus Huonder, Vescovo di Coira, in occasione del pellegrinaggio diocesano a Coira, Domenica 28 agosto 2016

„Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato“ (Lc 14,11).

 

Fratelli e sorelle nel Signore,

prendiamo questo insegnamento del Signore come fondamento per questa celebrazione e per questa nostra meditazione. Prendiamolo come fondamento per le nostre riflessioni in questa giornata della misericordia.

          Nel contesto di quanto ci viene presentato dall’odierno Vangelo, il tema di questo insegnamento di Nostro Signore tratta in primo luogo della conoscenza di sé stessi. Si tratta della questione: chi sono io? È una questione essenziale, in riferimento alla comprensione della misericordia di Dio.

          In vari contesti, soprattutto nella discussione degli ultimi mesi riguardo al tema del matrimonio e della famiglia, ho spesso potuto sentire la seguente espressione: non voglio misericordia, voglio riconoscimento. Se la applichiamo al classico esempio per la misericordia di Dio, cioè la parabola del figliol prodigo, questo vorrebbe dire: il figliol prodigo considera essere in ordine il suo modo sbagliato di vivere. Non confessa quindi al Padre: „Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio“ (Lc 15,21). Ma rivendica invece: „esigo che il Cielo e tu riconosciate il mio modo di vivere; sono degno anche così di essere chiamato tuo figlio“. Questo sarebbe il contrario di quello che abbiamo sentito nel Vangelo di oggi: „Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato“ (Lc 14,11). Riguardo alla misericordia ciò si esprime così: „chi confessa i suoi peccati, riceve misericordia; chi non confessa i suoi peccati, perde la misericordia“. Chi parla in questo modo, chi si presenta in questo modo davanti a Dio, si chiude alla misericordia di Dio. Gli manca la conoscenza di sé stesso. E si verifica ciò che abbiamo sentito nella lettura dal libro del Siracide: „Per la misera condizione del superbo non c’è rimedio, perché in lui è radicata la pianta del male“ (Sir 3,28).

          Un’approfondita conoscenza di noi stessi ci porta invece ad un altro atteggiamento verso Dio, all’atteggiamento appunto del figliol prodigo. Una più profonda conoscenza di noi stessi ci porta, infatti, anche ad una giusta valutazione del nostro essere: siamo sempre esseri umani che necessitano della misericordia di Dio. Siamo sempre esseri umani che hanno bisogno dell’aiuto della grazia perché l’uomo è improntato dal peccato. Falliamo perché siamo peccatori. E siamo peccatori perché siamo nati in quella comunità umana che sin dall’inizio si è posta contro Dio e contro la volontà di Dio. Senza la grazia, non possiamo districarci del male. La misericordia è quel volgersi di Dio verso l’uomo con cui lo libera dal peccato e dalla colpa e con cui gli assegna un posto d’onore nel Regno di Dio.

          A questa misericordia noi siamo aperti, quando ci presentiamo davanti a Dio come il figliol prodigo: „Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio“ (Lc 15,21). Al di fuori di Maria, la vergine Madre di Dio, non vi è alcun altro essere umano che potrebbe dire: io sono così perfetto e puro da non aver bisogno della misericordia di Dio.

          L’Anno della Misericordia sta in un particolare rapporto con la Domenica della Divina Misericordia (domenica in albis). E la Domenica della Divina Misericordia, a sua volta, sta in un particolare rapporto con il messaggero della divina misericordia, la santa Sr. Maria Faustyna Kowalska. È in riferimento alle sue visioni, che il Santo Padre ha istituito questa domenica. Maria Faustyna è morta in fama di santità il 5 ottobre 1938. Il 18 aprile 1993 è stata beatificata da Papa Giovanni Paolo II e il giorno 30 aprile del 2000 è stata canonizzata dal medesimo successore di Pietro.

          Non possiamo lasciar trascorrere l’Anno della Misericordia, senza aver approfondito il testamento spirituale di questa santa, cioè il suo diario, nel quale annotava le visioni e le rivelazioni ricevute. Visto nel suo insieme, il suo diario non è altro che un cantico alla misericordia di Dio. Ci aiuta a comprendere correttamente la misericordia di Dio.

          Ascoltiamo le seguenti parole di Nostro Signore. Ci schiudono, in poche righe, l’interpretazione sicura della misericordia di Dio. Ci sono di aiuto per la nostra conoscenza e valutazione di noi stessi. Il Signore rivolge la parola a Maria Faustyna in questo modo: „Scrivi: sono tre volte santo ed ho orrore del più piccolo peccato. Non posso amare un’anima macchiata dal peccato, ma quando si pente, la Mia generosità non ha limiti verso di lei. La Mia Misericordia l’abbraccia e la perdona. Con la Mia Misericordia inseguo i peccatori su tutte le loro strade ed il Mio Cuore gioisce quando essi ritornano da Me. Dimentico le amarezze con le quali hanno abbeverato il Mio Cuore e sono lieto per il loro ritorno. Dì ai peccatori che nessuno sfuggirà alle Mie mani. Se fuggono davanti al Mio Cuore misericordioso, cadranno nelle mani della Mia giustizia. Dì ai peccatori che li attendo sempre, sto in ascolto del battito del loro cuore per sapere quando batterà per Me. Scrivi che parlo loro con i rimorsi di coscienza, con gli insuccessi e le sofferenze, con le tempeste ed i fulmini; parlo con la voce della Chiesa, e, se rendono vane tutte le Mie grazie, comincio ad adirarMi  contro di essi, abbandonandoli a se stessi e dò loro quello che desiderano“ (Diario, n° 1728).

          Proviamo a porre queste parole nel contesto dell’insegnamento di oggi di Nostro Signore: „Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato“ (Lc 14,11). Ci aiutano a comprendere correttamente la misericordia di Dio, la sua serietà, la sua esigenza. Ci rendiamo conto che la misericordia di Dio non è un via libera ad una vita che non tiene alcun conto dei comandamenti e degli insegnamenti di Dio, ma che è invece un richiamo alla conversione e al rinnovamento della nostra vita. Non lasciamo passare questa grazia inutilizzata e aiutiamo anche il nostro prossimo a scoprirla e ad accoglierla. Amen.