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Dichiarazione Vescovo Vitus Huonder

A tutti
i sacerdoti, diaconi e
alle collaboratrici e ai collaboratori
nella pastorale della diocesi di Coira

7000 Coira, 12 agosto 2015

Sulla relazione tenuta a Fulda il 31 luglio 2015

Cari confratelli nel servizio sacerdotale e diaconale,
Cari collaboratrici e collaboratori nella cura d’anime,

Vi scrivo riguardo ad una questione incresciosa, la quale indirettamente tocca anche Voi. Come avete potuto apprendere dai media, due citazioni della mia relazione tenuta a Fulda il 31 luglio 2015 sono state interpretate come „diffamazione“ contro persone con sentimenti omosessuali. La mia dichiarazione del 3 agosto 2015 purtroppo non è riuscita a cambiare di molto questa interpretazione (http://www.bistum-chur.ch/aktuelles/stellungnahme-des-bischofs-bedauern-ueber-missverstaendis/).

Ovviamente non sostengo la richiesta veterotestamentaria della pena di morte per persone con sentimenti omosessuali. E neanche in forma celata mediante accurate riflessioni teologiche, di cui sembra volermisi accusare. Le citazioni scelte non sono un’espressione del mio modo di pensare, piuttosto invece della mia convinzione che nel quadro di una riflessione teologica non può essere escluso nessun passo della Sacra Scrittura, solo perché crea difficoltà nel contesto odierno. Ho redatto un testo di 22 pagine con 16 note in calce, in parte piuttosto estese con note bibliografiche. In tutto vengono citati integralmente 11 passi dell’Antico e del Nuovo Testamento con un breve commento per ognuno di essi. Questo grande numero di citazioni mi è parso doveroso dato che primo si trattava di una relazione orale e secondo non volevo censurare l’Antico Testamento. Per questo ho inserito al sesto posto anche una citazione integrale dei passi veterotestamentari del Levitico (Lv) 18,22 e 20,13.

Dopo una frase introduttiva, ho suddiviso il commento di questi versetti in due parti. La prima parte riguarda la valutazione teologica di pratiche omosessuali nel quadro dell’Antico Testamento, la seconda dell’agire della Chiesa dal punto di vista odierno, cristiano (neotestamentario).

La valutazione teologica delle pratiche omosessuali, come è noto, è attualmente oggetto di discussione nella Chiesa cattolica. A proposito, si parla della necessità di una „svolta pastorale“, come espresso anche nel documento preparatorio per il prossimo Sinodo dei Vescovi (Domande per la recezione e l’approfondimento della Relatio Synodi, Introduzione prima delle domande 23 sgg.: http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20141209_lineamenta-xiv-assembly_it.html). È a questo che alludevo esprimendo che i due brani biblici basterebbero a „dare alla questione dell’omosessualità la svolta giusta, dal punto di vista della fede“, una formulazione che non può essere compresa al di fuori del contesto ecclesiale e pertanto è stata infelice. Con questa formulazione non intendevo dire che questi brani della Bibbia rappresentano una direttiva per l’agire della Chiesa, come se noi cristiani dovessimo orientarci a questi passi della Bibbia per quanto riguarda il nostro modo di pensare. Volevo mostrare che nel Levitico vi è un rigetto drastico delle pratiche omosessuali e che noi come cristiani dobbiamo essere coscienti di questo. Se nella Chiesa si cerca una svolta pastorale, allora è opportuna una riflessione incensurata anche riguardo all’Antico Testamento – non in ultimo per illustrare che cosa ci hanno dato Cristo, il Nuovo Testamento e la tradizione della Chiesa.

Solo dopo queste riflessioni teologiche sono passato, nel paragrafo successivo, al tema dell’agire della Chiesa, della cura d’anime. Lì specifico che questo agire deve orientarsi all’ordine divino. Si tratta di liberare „con amore pastorale“ gli uomini dallo stato di corruzione della natura alla vita come figli della luce (Ef 5,8). A questo fine la fede è un aiuto per tutti, anche per le persone con sentimenti omosessuali.

A causa di questa bipartizione del mio ragionamento in riflessione teologica e dichiarazioni sull’agire della Chiesa, era chiaro per me che l’agire della Chiesa è sempre un aiuto alla vita e non porta la morte. Questo agire della Chiesa è contraddistinto da compassione e delicatezza e non da degradazione. Questo corrisponde anche al „Catechismo della Chiesa Cattolica“ (nn. 2357-2359), che cito a proposito nella nota n. 10.

Nel frattempo vedo che i passi del Levitico possono essere fraintesi come un mio personale modo di pensare e che si possa pensare che io voglia, come vescovo, reintrodurre la pena di morte per le pratiche omosessuali. Ovviamente per me è sempre stato chiaro che il discorso drastico della pena di morte mostri il drastico rifiuto veterotestamentario di una pratica e che questo discorso non va interpretato come una direttiva del nostro agire pastorale nella Chiesa. Come cristiani siamo chiamati ad interpretare l’Antico Testamento dal punto di vista dell’adempimento in Cristo. E per me, come vescovo, vi è ovviamente una fondamentale distinzione tra valutazione teologica di un atto dell’uomo e l’agire della Chiesa per la cura delle anime. Questa è una distinzione alla quale mi attengo, con il „Catechismo della Chiesa Cattolica“, che è riconosciuto da tutti i vescovi in Svizzera. Anche riguardo all’omosessualità il Catechismo infatti fa questa distinzione, quando da un lato afferma che atti omosessuali „in nessun caso possono essere approvati“ (valutazione ecclesiale, n. 2357), e dall’altro rileva che dobbiamo evitare „ogni marchio di ingiusta discriminazione“ (agire ecclesiale, n. 2358). Ed è assolutamente ovvio per me, che di fronte alla tensione tra la valutazione teologica degli atti e l’agire pastorale della Chiesa bisogna comportarsi come espresso nel brano dalla Lettera agli Efesini (5,8) citato nella mia relazione: la Chiesa vuole aiutare tutte le persone, in qualsiasi situazione si trovino, a vivere come figli della luce. Conformemente a ciò, anche nel „Catechismo della Chiesa Cattolica“ (n. 2359) si legge: „Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana“.

Ciò nondimeno desidero chiedere scusa a tutte le persone che si sono sentite offese dalla mia relazione, soprattutto alle persone con sentimenti omosessuali. Desidero assicurare loro che la Chiesa non vuole emarginare nessuno, anzi, vuole essere disponibile per tutti, nel senso come sopra descritto. Anche se la mia relazione era diretta ad un pubblico strettamente legato alla Chiesa ed esperto in questioni teologiche, è stato un errore − durante l’elaborazione del testo e la valutazione delle sue eventuali ripercussioni − pensare solamente al livello accademico-riflessivo o ad un dibattito tra esperti all’interno della Chiesa in vista del Sinodo dei Vescovi. Avrei anche dovuto prendere maggiormente in considerazione l’attuale situazione sociale globale, come ad esempio le atrocità dello „Stato Islamico“ o i crimini di altri gruppi, che si rivolgono in maniera brutale non solo contro i cristiani e persone con vedute diverse, ma anche contro gli omosessuali. È stato inoltre un errore elaborare il testo durante il periodo delle vacanze estive e non aver così fatto rileggere il testo da nessuno. Sicuramente i miei collaboratori mi avrebbero avvertito circa i pericoli.

Cari collaboratori nel servizio sacerdotale e diaconale, care collaboratrici e collaboratori nella cura d’anime: chiedo la vostra preghiera per il prossimo Sinodo dei Vescovi, per tutti coloro che vi parteciperanno e soprattutto per Papa Francesco, affinché si possano tutti aprire in modo nuovo all’azione dello Spirito Santo. La Chiesa così potrà trovare, anche dinnanzi alle imminenti difficili questioni, mezzi e vie per riproporre ai nostri tempi nuovamente, integralmente e in modo comprensibile il Vangelo donatoci da nostro Signore Gesù Cristo.
Vi saluto cordialmente insieme ai miei più sinceri auguri di benedizioni,

+ Vitus Huonder
Vescovo di Coira

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