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Omelia del Vescovo Pietro Bürcher nella Chiesa di S. Giovanni Bosco della Missione Cattolica di Lingua Italiana di Zurigo, 2 febbraio 2020

Sorelle e fratelli carissimi,

la ricorrenza del 31 gennaio 2020 che avete avuto la grazia di celebrare due giorni fa – Festa del Padre e Maestro dei giovani, San Giovanni Bosco – vi ha offerto l’opportunità di conoscere meglio e di approfondire il carisma salesiano inserito concretamente, come scrive don Cosimo, nel contesto della Svizzera e della nostra Chiesa locale di Coira-Zurigo. Sono molto grato per questo e, nonostante le difficoltà vissute, mi riempie di gioia e di gratitudine verso il Signore!
La vostra grande e amata Comunità della Missione Cattolica di Lingua Italiana di Zurigo ne ha fatto esperienza diretta accogliendo qualche giorno fa il mio delegato per il conferimento del Sacramento della Confermazione nella vostra parrocchia, dedicata appunto al Santo dei giovani. Due giorni fa, la Festa è stata solennemente celebrata dal vostro nuovo parroco ad interim don Artur Czastkiewicz, che è anche il delegato vescovile per la Pastorale dei Migranti nel Vicariato di Zurigo. E oggi, come alla fine di un triduum, è presente con grande gioia e gratitudine il vostro Pastore Apostolico, proprio nella Festa esterna del Patrono della parrocchia della Missione italiana San Giovanni Bosco, oggi nella bella Festa della Presentazione del Signore! Possano questi eventi essere un segno concreto del fatto che la Missione Cattolica Italiana ci sta veramente a cuore!
Va a tutti voi, carissimi fratelli nel ministero presbiterale, a tutti voi carissimi fedeli, il mio più cordiale e paterno saluto e benvenuto nella chiesa della MCLI di Zurigo! Vi accolgo tutti con grande gioia e oggi specialmente il Sig. Console Generale d’Italia e la Sua consorte, con quel vivissimo affetto che ci è stato insegnato dallo stesso santo Fondatore dei Salesiani e delle Figlie Salesiane, don Giovanni Bosco.
La celebrazione di oggi è abitualmente chiamata Candelora, a causa delle candele che vengono benedette. A partire dal Concilio Vaticano II, parliamo piuttosto della Presentazione del Signore. In Oriente, si chiama Ipopante (Υποπαντη), l’incontro di Nostro Signore.
Meditiamo per qualche istante su quest’ultima denominazione che per noi è meno usuale. La vita di Gesù è fatta di incontri. E più in generale, la storia di Dio con gli uomini è fatta di incontri, troppo spesso persi, quando l’uomo non c’è o semplicemente non riconosce l’imprevedibile presenza del Signore.
Spesso dobbiamo lasciare andare le immagini che abbiamo di Dio per incontrarlo così com’è, e per scoprire, alla sua luce, noi stessi come siamo. Maria e Giuseppe, per quanto ben informati di chi fosse Gesù, il Figlio dell’Altissimo, non rimangono forse sorpresi da ciò che si dice del bambino da Simeone e da Anna?
C’è dunque una lunga storia di questi incontri. L’episodio in cui il bambino Gesù viene portato al Tempio si riferisce all’Antico Testamento che parla di una tenda piantata nel deserto, la tenda dell’incontro, quella tenda in cui Mosè parlò con Dio, ascoltò Dio – e l’incontro è fatto di ascolto – e da cui il suo volto apparse luminoso, colmo di sole, per comunicare agli Israeliti ciò che gli era stato detto. Questo ci ricorda anche la luce della Trasfigurazione che leggiamo nei Vangeli sinottici, dove vediamo Mosè e anche Elia – come abbiamo udito oggi nella prima lettura – la profezia di Malachia; parlano con Gesù della sua ascesa a Gerusalemme, della sua vicina Passione. Questa luce trinitaria la troviamo oggi condensata, per così dire, nel Bambino Gesù, „luce per allegrare le nazioni e gloria del popolo di Israele“, ma anche „segno di contraddizione… per provocare la caduta e l’ascesa di molti“, che lo condurrà alla Croce, alla Passione e finalmente alla Risurrezione. Gesù viene al nostro incontro e ci mostra il camino di una vita vera!
Gli incontri di Dio con gli uomini sono molti e diversi. Riguardano l’amore a prima vista o un lento crescere nella vicinanza. Lo stesso vale per gli incontri di Gesù. Sia quelli del Padre che quelli del Figlio, nel soffio dello Spirito, possono essere dolci o violenti, spesso misteriosi. Pensiamo ai primi discepoli nella loro barca sul Mare di Galilea (Mc 1,46-20), a Levi seduto al banco delle imposte (Mc 2,33-14), ai due ciechi sulla strada di Gerico (Matteo 20,29-34), a Natanaele sotto il fico (Giovanni 1,45-51) e a Zaccheo sul sicomoro (Luca 19,1-10), alla samaritana al pozzo di Giacobbe (Gv 4,1-42), a Maria Maddalena la mattina di Pasqua (Giovanni 20,1,11-18) e ai discepoli di Emmaus, la sera dello stesso giorno (Luca 24,13-35)…
In ogni incontro c’è una luce per tutti coloro che ascoltano Gesù, che riconoscono in lui la salvezza che Dio ha preparato, che scoprono il volto del Padre in quello del Figlio e si scoprono ad immagine e somiglianza di Dio. Quali grazie! Dio viene al nostro incontro, nel suo Amore immenso per tutti noi!
Spero che lo sappiate: in queste settimane, siamo in cammino insieme per rinnovare la Chiesa nella nostra Diocesi di Coira. Ascoltiamo la Parola di Dio! Questa prima fase di questo cammino deve compiersi nei cuori di tutti i fedeli! Le nostre parrocchie e comunità sono invitate a sviluppare delle iniziative per invitare tutti a mettersi in ascolto di Dio e arrivare così ad un rinnovato rapporto con Dio e con la Sua Chiesa, che siamo già tutti noi. Questo dovrebbe avvenire senza finanziamenti e strutture particolari. L’invito è rivolto ad ogni persona e famiglia, ogni parrocchia e comunità. Può essere vissuto personalmente o comunitariamente. Dio viene al nostro incontro! E noi andiamo tutti incontro a Lui! Sul sito web della diocesi viene pubblicata ogni giorno una preghiera che può essere recitata singolarmente o comunitariamente. Raduniamoci in preghiera e per l’adorazione! Chiediamo a Dio di mandarci lo Spirito Santo, affinché la Chiesa possa essere da Lui profondamente rinnovata! Andiamo avanti insieme verso l’incontro con il Signore, nella preghiera quotidiana e fedele!
Sono tanti i modi che ci sono dati oggi per incontrare il Signore: nella preghiera, nella meditazione, nell’ascolto della Parola, nella condivisione del pane e del vino eucaristico, nella Messa… Ma sin dal momento successivo alla Risurrezione, i tratti del suo volto si sono fusi con la luce del mattino nascente e della sera che scende; è ancora possibile per noi oggi, come Egli stesso afferma nel capitolo 25 del Vangelo secondo Matteo, incontrarlo in ognuno dei più piccoli, dei suoi fratelli sofferenti, affamati, assetati, nudi, ammalati, prigionieri, stranieri, rifugiati, sfruttati in ogni modo possibile.“Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, dice Gesù, l’avete fatto a me“ (Mt 25,31-46).
Incontriamoci con Colui che viene per soddisfare le nostre aspettative e che ci apre le finestre della speranza, nell’incontro vero con Lui.
Sono sicuro che S. Giovanni Bosco ci aiuterà! Il fuoco di carità che animò il sacerdote fu il desiderio di amare l’Onnipotente in chi incontrava. Da mihi animas, coetera tolle, „dammi le anime, prendi tutto il resto“ recita il motto che campeggiava nella sua camera da letto.
San Giovanni Paolo II, nel centenario della sua morte, lo aveva dichiarato „padre e maestro della gioventù“. Innumerevoli sono i giovani che si mettono ancora alla sua scuola. A loro don Bosco ricorda che „l’essere buono non consiste nel non commettere mancanze, ma nell’aver volontà di emendarsi“. Una strada di santificazione che, per dirla con san Domenico Savio, suo allievo, consiste „nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei doveri“.
Sorelle e fratelli carissimi, in questo senso, in questo Spirito, auguro a ciascuna, a ciascuno di voi, un bell’incontro con il Signore e con i nostri fratelli! Buona Festa dell’incontro a tutti! Amen.

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