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Priorità tematiche fino al 2019

Cari confratelli nel servizio episcopale, sacerdotale e diaconale,
Cari collaboratori e collaboratrici nella cura d’anime,

come annunciato nel mio intervista del 4 maggio 2017, voglio impiegare i due anni con cui Papa Francesco ha prorogato il mio servizio come vescovo diocesano, per affrontare alcuni temi pastorali che paiono essere urgenti. Li ho già presentati per la discussione al Consiglio episcopale e desidero ora presentarli a voi, chiedendovi di farveli vostri e di collaborare nella loro elaborazione ed applicazione.

1. Elaborazione di standard per la preparazione al matrimonio

Una questione urgente, direi l’imperativo del momento, appare essere la preparazione al matrimonio. Chi si lega al vincolo matrimoniale, si lega, come si suol dire, „per la vita“. Perciò è importante che questo non avvenga avventatamente e senza preparazione, ma con ponderazione e una buona informazione, fondata sulla Chiesa e sull’insegnamento della fede. Proprio le numerosi crisi, che come sappiamo vi sono oggi nei matrimoni e che non di rado portano al divorzio civile, devono darci la spinta a dare la massima importanza nella pastorale alla preparazione a questo sacramento.
La questione di una rinnovata preparazione al matrimonio, migliorata e più conforme alle sfide di oggi, è stata anche evidenziata da Papa Francesco. Nell’Esortazione apostolica postsinodale Amoris Laetitia (205-211) il Papa esorta a prestare particolare attenzione a questo aspetto nella cura d’anima e invita le singole chiese locali, le diocesi quindi, a divenire attive: „Ci sono diversi modi legittimi di organizzare la preparazione prossima al matrimonio, e ogni Chiesa locale discernerà quale sia migliore“ (207).
Le situazioni non variano solamente tra le singole chiese locali, ma anche all’interno di una chiesa locale vi sono notevoli differenze a causa delle diversità delle situazioni sociali, come anche degli influssi storici, demografici e confessionali. Non si tratta dunque per noi di elaborare un singolo corso prematrimoniale. Ciò che invece può e deve essere fatto, è elaborare degli standard per la preparazione al matrimonio i quali devono essere mantenuti da tutti coloro che si impegnano in questo ambito pastorale.
Ho per questo affidato al responsabile della pastorale giovanile, Mons. Marian Eleganti, Vescovo ausiliare, e al responsabile per la pastorale, il Vicario episcopale Mons. Christoph Casetti, il compito di elaborare un documento orientativo da presentare al Consiglio episcopale. In un secondo momento si svolgeranno consultazioni anche presso il Consiglio presbiterale, il Consiglio delle teologhe e dei teologi laici e dei diaconi. L’obiettivo è quello di dare agli sposi ciò di cui hanno bisogno nel loro cammino comune per poter vivere il sacramento del matrimonio nella sua pienezza, in modo duraturo e fecondo, per l’edificazione della Chiesa e a servizio del mondo.

2. Rielaborazione della questione sulla ripartizione della diocesi

La richiesta della Corporazione romano-cattolica del Cantone di Zurigo a me indirizzata nel 2012 circa la ripartizione della diocesi di Coira, ha, com’è noto, suscitato molto scalpore. Ho accolto la loro richiesta e ho svolto un’ampia consultazione. Su questa base si sono poi svolti vari colloqui, tra gli altri anche con i responsabili delle corporazioni di diritto ecclesiastico cantonali („Biberbrugger Konferenz“). Il fatto che si stesse avvicinando la data in cui avrei offerto le mie dimissioni al Papa probabilmente ha portato al fatto che il tema sia stato messo da parte. Dato che ora abbiamo a disposizione due anni che ci garantiscono sicurezza di pianificazione, voglio nuovamente affrontare il tema della ripartizione della diocesi e continuare i colloqui con la „Biberbrugger Konferenz“. Ho per questo incaricato il Vicario generale Mons. Martin Grichting e il Vicario episcopale Mons. Joseph M. Bonnemain ad elaborare un documento che riproponga il colloquio.

3. „Ideologia gender“

Già da tempo mi preoccupa il tema dell‘ „ideologia del gender“. Ho redatto a proposito nel 2013 un „messaggio del vescovo“ (http://www.bistum-chur.ch/startseite/gender-die-tiefe-unwahrheit-einer-theorie-wort-des-bischofs-zum-tag-der-menschenrechte-vom-10-dezember-2013-2/). Le parole chiare di Papa Francesco su questo tema, conformi alla mia posizione, mostrano quanto esso continui ad essere ancora attuale.  Le prese di posizione di Papa Francesco mostrano come questa ideologia debba essere giudicata dal punto di vista del cristianesimo. Anche Papa Francesco nell’Amoris laetitia definisce esplicitamente il „gender“ come un’“ideologia“ (56). Il papa sottolinea che essa svuota la base antropologica della famiglia e scorge il pericolo che queste ideologie si stiano infiltrando nei progetti educativi e orientamenti legislativi. Purtroppo si stanno infiltrando anche nella Chiesa cattolica, come si può constatare dal libro „Familienvielfalt“ pubblicato in Svizzera. „Non cadiamo nel peccato di pretendere di sostituirci al Creatore“, ci ammonisce Papa Francesco a riguardo nell’Amoris laetitia (56).
Nel suo discorso ai vescovi polacchi nel 2016 (http://m.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/july/documents/papa-francesco_20160727_polonia-vescovi.html) il Papa ha definito il „gender“ addirittura una „colonizzazione ideologica“. E ha poi citato Papa Benedetto XVI che gli aveva detto: „Santità, questa è l’epoca del peccato contro Dio Creatore!“. Durante un’udienza generale nell’aprile 2015 Papa Francesco aveva già espresso che la rimozione della differenza dei sessi „è il problema, non la soluzione“ (https://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2015/documents/papa-francesco_20150415_udienza-generale.html). In Georgia infine Papa Francesco nel 2016 definì la teoria del gender come „grande nemico del matrimonio“ e disse: „Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio. Oggi ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono, ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee. Pertanto, bisogna difendersi dalle colonizzazioni ideologiche“ (http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/october/documents/papa-francesco_20161001_georgia-sacerdoti-religiosi.html).
Inoltre rimane fondamentale per il problema dell‘“ideologia del gender“ il discorso di Papa Benedetto XVI del 21 dicembre 2012 alla Curia romana, nel quale ha dimostrato la „profonda erroneità“ di questa teoria. (http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2012/december/documents/hf_ben-xvi_spe_20121221_auguri-curia.html).
Si tratta dunque, come lo dimostrano vari tentativi, di inserire il „gender“ nei progetti educativi e nei disegni di legge, e non solo di un dibattito accademico. Come membri della Chiesa siamo chiamati a far sentire la nostra voce. È in gioco l’essere umano. Papa Benedetto lo ha sottolineato con forza nel summenzionato discorso: „Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere. Nella lotta per la famiglia è in gioco l’uomo stesso. E si rende evidente che là dove Dio viene negato, si dissolve anche la dignità dell’uomo. Chi difende Dio, difende l’uomo“.
Ho perciò incaricato il Vicario episcopale Christoph Casetti a introdurre questo tema nella Conferenza pastorale diocesana. Questa commissione è infatti la commissione coordinatrice dei Consigli pastorali cantonali. Chiedo a loro di affrontare il tema sulla base degli insegnamenti di Papa Benedetto XVI e Papa Francesco e di divenire loro stessi moltiplicatori nei singoli cantoni, affinché la Chiesa possa, anche nella nostra diocesi, opporsi a questa dannosa ideologia.

4. Chiesa e politica

Un tema che negli ultimi anni è stato molto attuale è quello della posizione della Chiesa rispetto alle questioni politiche. Entriamo regolarmente in dei conflitti quando la Chiesa viene strumentalizzata per scopi politici nei media e nella politica. Se penso a quanti fedeli negli scorsi anni sono usciti dalle Corporazioni di diritto ecclesiastico dello stato perché alcuni rappresentanti ufficiali della Chiesa hanno abusato della Chiesa per questioni di politica quotidiana.
Dobbiamo prenderne atto: vi è un grandissimo numero di questioni sulle quali da cristiano, basandosi su argomenti ragionevoli, si può ben giungere all’una o all’altra opinione. Come costruire una società giusta, come impiegare bene l’energia derivante dalle varie forme di produzione, come tutelare efficacemente la natura, come distribuire gli oneri economici, senza condurre nessuno alla povertà, ma anche senza frustrare la volontà del singolo ad impiegare le proprie forze: in queste questioni vi è un legittimo pluralismo e vi sono buoni motivi per l’una o per l’altra posizione politica. Molti fedeli si sentono offesi fino al punto di „uscire dalla Chiesa“, perché alcuni rappresentanti della Chiesa li hanno accusati di non essere del tutto cattolici, o comunque immorali o egoisti, solo perché hanno opinioni diverse rispetto ad alcune delle opzioni politiche. Il Concilio Vaticano II nella LG 37 sottolinea esplicitamente: „(I pastori) rispettino e riconoscano quella giusta libertà, che a tutti compete nella città terrestre“.
Detta questione ha anche a che fare con la missione dei laici, come la insegna il Concilio Vaticano II. I laici hanno il compito di diffondere il Regno di Dio nel mondo, sulla base della loro coscienza cristiana. Non fanno ciò in qualità di rappresentanti ufficiali della Chiesa. È proprio in questo che consiste la loro coscienza politica. Fintanto che continuiamo ad identificare la Chiesa con la gerarchia per poi lamentarci che i laici sono esclusi dalla missione della Chiesa, non arriveremo da nessuna parte e non arriveremo neanche a quella Chiesa che va fino alle periferie, della quale ci parla ripetutamente Papa Francesco. È proprio Papa Francesco che ha deplorato questa chiusura in se stessi nella sua Esortazione apostolica Evangelii Gaudium: „Anche se si nota una maggiore partecipazione di molti ai ministeri laicali, questo impegno non si riflette nella penetrazione dei valori cristiani nel mondo sociale, politico ed economico. Si limita molte volte a compiti intraecclesiali senza un reale impegno per l’applicazione del Vangelo alla trasformazione della società. La formazione dei laici e l’evangelizzazione delle categorie professionali e intellettuali rappresentano un’importante sfida pastorale“ (102).
Ho perciò affidato al Vicario generale Martin Grichting l’incarico di sottopormi delle proposte per delle iniziative su come poter raggiungere una svolta positiva in queste due questioni. Il tema è importante. Mi piace ricordare a riguardo il filosofo francese Alexis de Tocqueville che aveva detto una volta che le comunità religiose che estendono la propria autorità oltre le questioni religiose corrono il rischio di non essere più ascoltate in nessuna materia.
Vi ringrazio se nei prossimi due anni vorrete contribuire nell’affrontare e mettere in pratica i quattro temi qui presentati. Ne verrete a contatto mediante i vari consigli diocesani, ma anche mediante dei suggerimenti per l’annuncio e mediante la pratica della cura d’anime.

Colgo volentieri l’occasione per incoraggiarvi a rinnovare con tutte le forze il vostro impegno nella pastorale. Vi ringrazio di cuore per tutto ciò che fate per l’edificazione del Regno di Dio e vi saluto cordialmente insieme alla mia benedizione episcopale,

+ Vitus Huonder
Vescovo di Coira

Coira, 23 maggio 2017

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